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La Cooperativa Sociale ZOE ha la sua sede amministrativa a Farnese e quindi in provincia di Viterbo, nella Tuscia, ma opera anche in province limitrofe che appartengono a regioni diverse, quali la Toscana e l’Umbria. Infatti, oltre a gestire servizi, ad esempio, nelle province di Grosseto o Siena (è di recente acquisizione la gestione dell’abbazia cistercense di San Galgano, nel comune di Chiusdino), è in rete con interlocutori ed enti pubblici dei comuni di Grosseto, Orvieto, Terni, per quanto riguarda l’offerta di servizi allatosc persona.
In questo senso la Zoe è sì una risorsa della Tuscia viterbese, ma, per ragioni geografiche e perché alcuni servizi ubicati in comuni direttamente confinanti con altri di regioni diverse (come ad esempio la struttura residenziale per minori “L’Arco” di Onano), è una risorsa per territori e comuni quali: Sorano e Pitigliano (GR), San Casciano dei Bagni (SI), Castel Viscardo e Allerona (TR), Manciano (GR)…
È in questo modo che la ZOE ha sviluppato, nel tempo, una visione del sociale “allargata” e uno sguardo alle problematiche del territorio al quale appartiene (la Tuscia) “multifocale”; capace, in termini di risposte creative e risorse di rete, di apportare elementi d’innovazione derivati dal confronto con realtà aventi una tradizione culturale, politica e d’impresa certamente diversa.
Il modello d’imprenditoria sociale e di business della ZOE, pertanto, è modellato dalla sua esperienza; inoltre, pur riconoscendo e rispettando i limiti imposti dalla correttezza nei rapporti di mercato (riconoscendo e rispettando, poniamo, le logiche consortili, le aree di competenza e simili), non misconosce il valore, la “forza motrice” della competizione. Una competizione di mercato sana, non estrema, ma capace di alimentare principi quali:

  • L’accesso libero, democratico alle opportunità di sviluppo;
  • L’innalzamento degli standard qualitativi;
  • La tutela delle facoltà decisionali, di scelta delle persone utenti e dei soggetti che fruiscono dei servizi;
  • La “redditività” delle azioni svolte, ai fini della sostenibilità delle stesse.

 

Riteniamo essere quest’ultimo punto il cardine di una responsabilità sociale d’impresa che superi l’autoreferenzialità di giudizio (la lode fatta a se stessi!), sul “banco di prova” di un’imprenditoria sociale dinamica, realmente produttiva e in grado di diventare essa stessa motore economico e finanziario di sostegno alle iniziative.

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Mai come nell'attuale società complessa si è continuamente alla ricerca di un equilibrio tra due istanze apparentemente conflittuali, come la stabilità e il cambiamento.

Se il concetto di stabilità tende a legarsi a quelli di certezza, solidità, continuità, ma può anche determinare immobilismo, rigidità, orizzonti di visione limitati, lo stesso

può dirsi per il cambiamento, che nell'accezione positiva è sinonimo di trasformazione, sviluppo, creatività, ma che nella sua valenza negativa può tradursi in disorientamento, discontinuità, dispendio di risorse, precarietà. La cooperativa sociale Zoe ha fatto propria la sfida di conciliare stabilità e cambiamento, certezza occupazionale e disponibilità ad intraprendere il nuovo; modificando assetti organizzativi e gestionali, ruoli, funzioni.

L’orientamento al cambiamento, per tanto, ha determinato nella Zoe forme evidenti di riassetto per quanto attiene, nello specifico:

  • Un orario di lavoro meno rigido, più flessibile ed elastico, attento alle esigenze del singolo (work-life balance).
  • Contenuti meno centrati sulla quantità del lavoro svolto e più sulla qualità, sullo “spessore cognitivo” delle prestazioni (attenzione al processo).
  • Le modalità di lavoro sono meno vincolate ad un luogo fisico prestazionale (tipo ufficio) e gestite in luoghi anche diversi, informali, facendo leva sul benessere, sulle motivazioni e la responsabilità del singolo professionista (welfare aziendale).
  • L'organizzazione del lavoro è meno gerarchica, più partecipativa e orientata “per progetti”, attivando risorse interne e di rete orizzontali.
  • Le valutazioni al lavoro e il riconoscimento del merito (anche economico) tengono ampiamento conto non solo del lavoro svolto “sul campo”, ma anche dell’iniziativa, della creatività, dell’investimento personali per l’innovazione e lo sviluppo dell’impresa.

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La cooperativa sociale Zoe, pur cercando di mantenere un buon mix di uomini e donne nelle varie aree, intende valorizzare il lavoro e la presenza delle donne al suo interno.

C’è infatti un problema culturale in Italia e in questo senso dovremmo avvicinarci di più al modus operandi dei Paesi scandinavi; nei quali l’equità del welfare favorisce notevolmente l’occupazione femminile, tanto che oscilla tra il 75% e l’80%. La cooperativa sociale Zoe è sempre stata particolarmente attenta agli aspetti di conciliazione tra vita familiare e impegni lavorativi, tanto da essere fin dalla sua fondazione un’impresa “al femminile” e come tale molto flessibile in termini di gestione dei dipendenti; dal punto di vista dell’orario di lavoro, dell’attenzione alle necessità contingenti, dei permessi ecc.

Come dice Paola Codecasa – responsabile risorse umane Zucchetti, protagonista nazionale della Information Technology – all’interno della Zoe ci piace definire le donne “multitasking”; nel senso che sono capaci di svolgere più attività contemporaneamente grazie alle loro doti organizzative. Doti che sviluppano per la gestione dei propri impegni familiari e che poi trasferiscono nel contesto lavorativo.

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