GESTIONE AREE ARCHEOLOGICHE

Nell'ambito del dibattito tecnico-metodologico sul come e con quali mezzi e tecnologie si possa oggi meglio conservare i siti archeologici, si è venuta delineando con chiarezza l'importanza del ruolo del c.d. "management": dell'azione di coloro i quali, magari con ruoli professionali diversi, ricoprono la funzione istituzionale di "gestori del sito". Tomba ildebranda a Sovana

E' obbligo usare questa definizione generica perché mentre il problema della conservazione delle aree archeologiche non conosce frontiere politiche all'interno di un bacino culturale comune, quello mediterraneo, ogni Paese ha strutture amministrative proprie, spesso originali, che non consentono una generalizzazione in fatto di "direttori di sito", di "soprintendenti", di "ispettori", di "conservatori", di "gestori di parchi" e così via.

E' ovvio comunque che il nome che viene dato a questa figura istituzionale non è di particolare rilievo, dal momento che sono chiare le mansioni: la responsabilità e la gestione di un sito archeologico.

Anche sul significato di questo punto, cosa significa "gestione di un sito archeologico", oggi le idee sono abbastanza chiare e concordi; ponendo sui piatti della bilancia due obiettivi equivalenti sulla funzione di un sito archeologico aperto al pubblico, troviamo:

  • da un lato le esigenze della conservazione e della trasmissione alle generazioni future delle evidenze archeologiche,
  • dall'altro le esigenze legate allo studio e alla diffusione dei valori e dei significati storici dei beni archeologici.

La gestione (management) di un sito archeologico, pertanto, si pone al centro di queste due funzioni ed ha come finalità il raggiungimento del miglior compromesso tra queste due esigenze apparentemente diverse. Una gestione sarà definibile come “buona” quanto maggiori e bilanciati saranno i risultati in entrambe le componenti.

Anche per le aree archeologiche, come per i musei, la ZOE collabora con gli enti pubblici territoriali, regionali e con le amministrazioni locali nella doppia accezione anzidetta: tutela del patrimonio (trasmissione alle generazioni future delle evidenze archeologiche), innovazione dei servizi didattici e aggiuntivi (diffusione dei beni archeologici), nella consapevolezza di un vincolo economico che, solo, può permettere la sostenibilità del bene pubblico.Necropoli Felceto DSC 6497                                                                                                                                                  Necropoli Felceto

 

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